di Karlock Marlive
C’è una bellezza che si nasconde nelle crepe. Una poesia muta che emerge quando il rumore del mondo si spegne, quando restano solo macerie, vento e memoria. Le ambientazioni post-apocalittiche, cyberpunk e steampunk mi hanno sempre attratto, fin da ragazzo. Non per l’azione o la distruzione, ma per ciò che emerge dopo il collasso, nei silenzi, nelle ombre, nei dettagli sopravvissuti.
Il mondo post-apocalittico è per me un ritorno all’essenziale. Una lente attraverso cui l’essere umano viene spogliato di tutto ciò che è superfluo. Le città spezzate, i territori desertificati, gli oggetti abbandonati — tutto racconta. In quei paesaggi scarni ogni gesto ha un peso, ogni sguardo un significato. Le relazioni si rivelano più autentiche, nel bene e nel male, i ricordi più vivi. Le rovine non sono semplici fondali, ma custodi della memoria, testimoni di un mondo che chiede di essere ascoltato.
Il cyberpunk mi parla del presente che corre verso un futuro contorto. Mi affascina per la sua estetica fatta di neon e ombre, per le sue contraddizioni tra progresso e decadenza. In quei mondi la tecnologia non è solo uno strumento, ma una presenza viva e invadente. Mi interessa soprattutto l’incontro tra coscienza e macchina: la possibilità che esistano forme di vita sintetiche capaci di vedere ciò che noi, vincolati alle nostre reazioni istintive, non possiamo cogliere. Esseri analitici, liberi dall’automatismo emotivo, capaci forse di offrire una forma inaspettata di saggezza.
Lo steampunk mi incanta con il suo anacronismo poetico. È un futuro che nasce da un passato alternativo, dove ingranaggi e vapore muovono non solo macchine, ma visioni. Una tecnologia che ha peso, odore, attrito. Il tentativo di reinventare il futuro con materiali antichi, con la lentezza dei gesti e la bellezza delle costruzioni artigianali.
Questi mondi, per quanto diversi tra loro, condividono un desiderio comune: guardare oltre. Oltre il rumore, oltre il presente, oltre le forme fisse della realtà. Raccontano qualcosa che ci riguarda da vicino — il senso di perdita, la voglia di ricominciare, la nostalgia di un’umanità più autentica.
È da questo sentire che nasce Il Silenzio Sotto.
Visioni e Viaggio
All’inizio doveva essere una serie di episodi simbolici e viscerali. Visioni che non chiedevano di essere capite, ma sentite.
Poi il progetto ha preso più spazio. Ho costruito una fisica del mondo, le leggi che regolano ciò che accade, la psicologia dei personaggi. La storia è cresciuta verso una forma più estesa, e continua a crescere.
In questo racconto si muove Kael Orin. Non un eroe, ma un testimone. Attraversa territori esterni e interiori in cui qualcosa si è rotto — o forse sta nascendo.
Non cerca salvezza. Cerca contatto e connessione.
Il Silenzio Sotto è un progetto in evoluzione. Quello che trovi oggi non è la forma definitiva — è una tappa.
Musica e narrazione
Il Silenzio Sotto è un progetto trasmedia. Testo, musica e immagini sono tre esperienze distinte e autonome — tre porte di ingresso allo stesso mondo.
Il testo scritto respira da solo, ai tempi del lettore. Non contiene riferimenti musicali né indicazioni di ascolto.
La musica esiste come esperienza sonora indipendente. Le composizioni pubblicate sotto il nome Karlock Studio su Spotify, a altre piattaforme streaming, raccontano il mondo de Il Silenzio Sotto attraverso il suono — e funzionano anche senza il testo.
I video (in corso di progettazione) raccolgono immagini e musica in un formato separato — più accessibile, con una propria andatura.
Tre linguaggi. Uno stesso viaggio.
Episodi
Ep. 1 – Un mondo a soglie https://consapevolezzaevoluzione.blog/2026/03/12/il-silenzio-sotto-ep-1/
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Ep. 2 – Non siamo soli https://consapevolezzaevoluzione.blog/2026/03/16/il-silenzio-sotto-ep-2/
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Ep. 3 – La testimonianaza https://consapevolezzaevoluzione.blog/2026/03/19/il-silenzio-sotto-ep-3/
Storyboard
Immagini di un viaggio che sembra fantasia, ma che in realtà racconta il moto più vero:
quello che avviene dentro, e che l’autore lascia affiorare nelle cose.
(in fase di aggiornamento)
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Storyboard – Episodio 1
Storyboard – Episodio 2
Storyboard – Episodio 3
Interludi
Interludi raccoglie frammenti sonori e visivi che precedono, accompagnano o attraversano il mondo de Il Silenzio Sotto.
Non sono episodi narrativi scritti, ma soglie.
Spazi di passaggio in cui il racconto non parla ancora, ma già vibra.
Gli Interludi non seguono un ordine cronologico e non verranno riordinati.
Sono lasciati intenzionalmente dispersi, come segnali intercettati.
È lo spettatore ad attraversarli, a riconoscerne le risonanze,
a comporre — se lo desidera — il proprio percorso.
Qui non c’è una sequenza da seguire,
ma una frequenza da sentire.
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