Mihăiță, occhi spalancati sul mondo, dolci e selvatici, meravigliati e timorosi insieme,
come un cucciolo che ascolta il silenzio degli alberi.
Vispo, rapido, capace di inventare mille storie,
ma sempre con il cuore tenero di un bambino buono.
Ha visto la madre svanire come un sogno nella notte,
e il padre, semplice e bonaccione, lasciare che il tempo scorresse senza insegnargli davvero a camminare.
Famiglie così, segnate dall’ombra, spesso crescono figli incerti,
pronti a perdersi tra i sentieri della vita.
Eppure lui cercava altro:
i misteri dello spirito, la luce nascosta dietro le cose,
domande che tremano come fiamme leggere nell’oscurità.
Sono passati vent’anni o forse di più.
Ora è adulto, e io mi chiedo:
ha ancora quegli occhi di meraviglia?
Ha imparato a crescere dentro, dove la vita non lascia tracce visibili?
O la curiosità si è fatta silenzio,
e la meraviglia si è trasformata in ricordo?
Mihăiță cammina, forse, tra sogni e ferite,
e chissà se nel suo cuore custodisce ancora l’incanto di un tempo,
o se lo ha lasciato svanire.
Karlock


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